La Partita a Scacchi

La metafora della partita a scacchi può essere adatta a dimostrare la differenza tra gli approcci psicologico, psicoanalitico, psichiatrico e filosofico a una qualsiasi domanda o situazione presentata.
Immagina di essere impegnato in una partita a scacchi e di avere fatto una mossa…..
Il tuo psicologo ti chiede:”Perché hai fatto proprio quella mossa?”
e tu che non sai dove vuole arrivare dai la risposta più ovvia:”Volevo mangiare la torre”. Il professionista però potrebbe continuare a porti domande per scoprire quale dinamica si nasconda dietro quella mossa, con la certezza che dietro c’è altro; e potresti così trovarti a raccontare la storia della tua vita per giustificare il gesto che potrebbe essere interpretato, secondo una vecchia visione, come aggressività dovuta a precedenti frustrazioni.
La stessa domanda te la pone il tuo psicoanalista:
”Come mai proprio quella mossa?” e tu, stessa risposta:”Volevo mangiare la torre”;
“Molto interessante,  ma cosa ti ha indotto
a rispondere che è stato questo a farti fare quella mossa?
”Anche qui potresti
snoopy-scacchi ritrovarti a riportare a galla episodi del tuo vissuto che non sapevi neppure di avere dimenticato e di poterli ricordare. Lui potrebbe suggerirti che riveli un comportamento orientato al possesso (mangiare la torre) derivante da una insicurezza repressa creatasi nei primi mesi di vita.
E ancora, la stessa domanda ti viene posta dal tuo psichiatra, al quale dai sempre la stessa risposta:”Volevo mangiare la torre”; al che lui consulterebbe il DSM (Manua
le Diagnostico e Statistico) alla ricerca dello squilibrio che descrive e corrobora al meglio i tuoi sintomi, ad esempio: “Turbe di personalità aggressiva e possessiva” con magari prescrizione di farmaci per addomesticare la presunta psico-qualcosa….
Pazientemente in attesa di porti la fatidica domanda, il tuo consulente filosofico ti chiederebbe:”Come valuteresti la tua mossa?
Come pensi possa influenzare le tue prossime mosse?

Come giudichi la tua situazione in questa partita?
Cosa potresti fare per migliorarla?”
Come puoi facilmente comprendere, l’approccio filosofico considera la mossa come un effetto delle precedenti, che ha un preciso significato nell’istante in cui viene fatta, e come possibile causa delle successive.
E questo ti apre una porta gigantesca sulla possibilità di vivere un presente che crea il tuo futuro e evitare un presente condizionato e/o influenzato dal passato che non puoi cambiare.
Certo, neppure la consulenza filosofica può essere la soluzione a tutti i problemi, e a volte è necessario l’affiancamento dello psicologo o dello psichiatra, ma l’approccio filosofico con la possibilità di fornire in misura assai più ampia soluzioni a lungo termine circa i problemi più diffusi di cui soffre la gente, è in grado di colmare vuoti lasciati da altri tipi di consulenza.
Ritengo quindi che sia più salutare e motivante vivere la propria esperienza umana con una visione orientata alle possibilità e alle scelte utili a interpretare il momento, il qui e ora, anziché rincorrere il passato in cerca delle origini dei nostri problemi.

Diario o Blog ?

Raccontare se stessi a se stessi: questo è il motivo che ha portato da sempre molti, soprattutto adolescenti, a tenere e scrivere un diario.
Spesso privato e tenuto nascosto, per l’equilibrio psicologico di una persona i benefici sono indubbi. Infatti, narrarsi in un testo scritto nel quale si tracciano i percorsi della propria esperienza umana e biografica, aiuta ad entrare più profondamente in contatto con i propri processi mentali e intrapsichici ed aiuta a sviluppare quella che è una capacità posseduta da chi è emotivamente
intelligente: la metacognizione, cioè la consapevolezza dei propri processi di pensiero nel momento stesso in cui emergono.
Acquisire la capacità di descrivere ciò che si pensa, si sente, e si vive è un passaggio necessario e fondamentale per acquisirepenna-e-diario capacità di monitorare e gestire i propri stati emotivi. Ecco perché la narrazione scritta ha permesso agli adolescenti di consegnare ad un amico silenzioso, comprensivo, non interattivo,  i personali  eccessi emotivi, la paure non condivise, i desideri nascosti, i pensieri proibiti.
Ma se fino a pochi anni fa il diario era privato e intimo, l’avvento della tecnologia ha creato altre forme di racconto, questa volta pubbliche, modificandone funzioni e significati. Raccontare se stessi a se stessi ma anche agli altri tramite un diario pubblicato in rete:
il blog.
Sono ormai numerose le ricerche che hanno confermato l’utilità di questo strumento nella direzione di un maggiore equilibrio mentale, non solo: i soggetti monitorati, in tempi relativamente brevi, si sentivano meno soli, più vicini agli altri, con conseguente miglioramento di stati ansiogeni e depressivi oltre che più capaci nell’avere relazioni migliori fuori dalla rete,incrementando la creatività, l’intuito e il pensiero associativo grazie allo sviluppo ed utilizzo di nuove aree neuronali ad essi correlati.
Il blog è anche un stimolatore importante di pensieri, opinioni e confronto tra persone con punti di vista differenti, come pure un veicolo molto rapido di diffusione del pensiero della gente comune che sulle sue pagine si racconta.
Insomma sfruttare la tecnologia per condividere le proprie esperienze e stati  blogemotivi può essere di grande utilità; attenzione però alla faccia della medaglia: il rischio di diventare dipendenti dalla rete, ovvero sostituirla alle relazioni nella vita reale.

Divide et Impera

“DIVIDE E IMPERA”
Le generazioni più giovani, nate in un mondo già invaso dalla tecnologia e dai computer, possono trovarsi ad affrontare sfide molto dure nello sperimentare la propria natura umana …
Il film Matrix ci insegna che per i giovani di oggi è molto più difficile distinguere il reale dal virtuale. Questa difficoltà avviene in momenti che dipendono sempre dalle macchine. Pensa ad esempio come la tecnologia abbia influito sulla musica dal punto di vista della sua funzione sociale; nei secoli scorsi le persone si riunivano di solito a casa per suonare e insieme produrre musica, con grande arricchimento culturale e sociale.
L’invenzione della radio, del giradischi, della televisione ha portato
sì musica dentro le case ma ha cambiato le persone da creatori attivi di musica a ascoltatori passivi….I diversi generi musicali, caratteristici di ogni generazione, unitamente alla possibilità di utilizzare le proprie cuffie per l’ascolto, ha diviso le persone
e le famiglie in una serie di individui con gusti differenti.
Si sta quindi da tempo verificando un fenomeno che proprio meraviglioso non è…
Quando i componenti di una famiglia che vive sotto lo stesso tetto si collegano al proprio lettore CD, MP3, PC o altro riproduttore di media finiscono con abitare separatamente lo stesso spazio, finisce la condivisione, la creazione e il senso sociale delle stesse…
La musica meccanizzata separa e non unisce più.
Dal punto di vista della legge di mercato il “Divide et Impera” dei Romani funziona molto bene, ma dal punto di vista sociale no, proprio no!
Ora ognuno siede al proprio PC, controlla il proprio smartphone, è collegato alla propria macchina, percependo appena la presenza degli altri. Il virtuale sostituisce il reale.
Sommando le ore e gli anni che un bambino trascorre alla TV, tablet, computer o giocando ai video-games, ci rendiamo conto quanto è stato sottratto all’impegno sociale, al contatto umano e all’interazione con gli altri e di come il virtuale sostituisce il reale.
Alcuni non ne percepiscono più la differenza e perdono per strada ciò che dovrebbe distinguerci dalle macchine: la nostra spiritualità.
Cosa puoi fare?
-Disconnetti te stesso dalle macchine per almeno un giorno; dopo qualche ora ti rilasserai e loro smetteranno di controllarti. Spegni il cellulare, la TV, il tablet, il computer, lo stereo, il lettore DVD, tutto ciò che richiede la tua attenzione.
-Adesso chiediti:”Come faccio ora a riempire il tempo?”
Potresti non avere subito una risposta….ma:
-Trova qualcosa da creare utilizzando la tua energia biologica anziché quella di una macchina: crea, disegna, dipingi, leggi, scrivi, aggiusta qualcosa, fai tu..
Esprimi te stesso non importa come e con quale risultato….
-Trascorri più tempo a contatto con la natura, nei boschi, in campagna; ascoltala, sentila, abbraccia un albero, arrampicati sopra, impara di nuovo a farlo, questo è solo un bene per te.
Insomma recupera la tua NATURA UMANA.

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Vita Familiare e Dintorni

L’ unica cosa più complicata di un rapporto amoroso a due è la complessa rete di interazioni all’ interno di un contesto familiare..
Ogni componente manifesta la propria personalità, carattere, scelte,preferenze, valori, principi, esperienze, punti di vista…
Natura ed educazione contribuiscono a creare una moltitudine di
sovrapposizioni tra i membri della famiglia in molti di questi aspetti, ma non collimano quasi mai perfettamente.
Ed è qui l’origine dei problemi; i rapporti familiari pretendono presenza, flessibilità, disponibilità continua, proprio come un rapporto amoroso che funzioni.
Forse ne hanno addirittura un maggior bisogno dal momento che molti sono inconsciamente sbilanciati, perlopiù imposti anzichè
scelti…
Infatti si sceglie il proprio compagno/a, non i propri parenti…
Per molti anni i figli sono plasmati dagli adulti da cui dipendono, che vorrebbero farne delle loro copie, sbagliando..
Dovrebbero invece, fare quanto possono per creare in loro caratteristiche e valori profondi che permetteranno di avere una vita soddisfacente.famiglia Simpson
Ma quali sono queste specifiche peculiarità?
Non è possibile trovare un modello unico; i particolari variano da persona a persona, da famiglia a famiglia, da cultura a cultura.
Due punti in comune si troveranno sempre: il rispetto per coloro che aspirano una vita felice e appagante e l’obbligo per i genitori di
trasferirne i valori/principi…Purtroppo non c’è nessuna guida tipo:
“Come vivere una vita soddisfacente e felice” quindi non cercatela!! Qualunque sia la sua visione più/meno filosofica della vita, è fondamentale per un genitore diventare via via consapevole dei propri doveri e procedere nella ricerca continua di assolverli
coerentemente con la propria filosofia. Sebbene il rapporto genitoriale/parentale abbia importanza primaria, tutti coloro che fanno parte del “sistema” famiglia, bimbi compresi,hanno i propri obblighi verso gli altri componenti del nucleo familiare.
Che bel mondo sarebbe se ognuno analizzasse le proprie responsabilità e le onorasse il più spesso possibile….
“Se la famiglia è in ordine, tutti i rapporti sociali
dell’umanità saranno in ordine”
-I Ching-

La Noia, Noi, Gli Animali

La più diffusa causa di perdita di scopo è semplicemente la noia.
Essa sembra essere riservata quasi unicamente agli esseri umani.
Nessun animale, nel suo ambiente naturale dà prova di annoiarsi.
Gli animali sono troppo occupati per concederselo.
Sono sempre alla ricerca di cibo e cercano di non diventare cibo a loro volta, difendono i loro spazi, i loro territori, cercano compagni, allevano i piccoli, li difendono, si preparano alla prossima stagione…
Questo vale per gli animali selvatici e persino per gli animali domestici che per la sopravvivenza dipendano dagli essere umani.
Solo quelli in cattività (es. prigionieri di un zoo) rivelano invece noia, comportamenti anormali o demenziali è questo accade a causa della condizione in cui sono costretti a vivere, non alla natura dell’animale stesso.
Noi umani rientriamo in ciascuna di queste categorie; a volte siamo selvatici, più spesso siamo “addomesticati” o se preferisci “civilizzati”.
Possiamo a volte porre una qualche resistenza alla “civilizzazione” ma ne  abbiamo bisogno a livello individuale e sociale…
E siamo anche in “cattività”, simbolicamente imprigionati nei limiti imposti dalla società e dalle sue regole, dal linguaggio che usiamo, dalla nostra cultura e dalla nostra esperienza. Nessuno, umano o altro animale è preda della noia quando c’è una grosso problema o una crisi.
Qui lo scopo è evidente e sempre perseguito: preservare noi stessi.
Gli animali esercitano minori controlli degli umani sui loro ambienti per cui sono esposti ad un maggior numero di pericoli quotidiani, mentre noi umani abbiamo una vita più facile in questo senso; non dobbiamo lottare ogni istante per procurarci il cibo, difendere il territorio e così via…
Qui c’è un rischio da tenere presente: se le cose materiali sono una meta raggiunta, la sensazione di non avere altre montagne da scalare può essere scoraggiante..
Con questo non ti sto consigliando di scalare l’Everest o altre avventure ad alto rischio per vincere la noia e il senso di vuoto….
Alcuni di noi hanno bisogno di far ritorno alla vita “selvaggia” per ritrovare quella sensibilità appannata dalla cemento, dalla tecnologia e dalla civiltà.
Inizia a frequentare la natura, nel modo che preferisci;
immergiti nei suoi colori, nelle sue forme, nella sua energia, respirala a pieni polmoni e..osservala, osservala e noterai cose dimenticate
o mai viste prima…
Riconnetterti alla natura è il modo più sicuro per recuperare la sensazione di essere davvero parte di un tutto, parte integrante di un sistema complesso e vibrante. Sperimentare la natura aiuta a ritrovare la gioia della vita a ritrovare significato e scopo. Comprendere che la vita è un grande dono e godere di tutte le cose che compongono la tua quotidianità è un grande antidoto alla mancanza di scopo.
La maniera più sicura di vincere il vuoto esistenziale è aiutare gli altri.

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Ti dà un significato e uno scopo che è innegabile….
Dare un’occhiata al mondo di un altro ti fa apprezzare di più il tuo. Creare un nesso con persone meno fortunate potrebbe essere una lezione salutare.
Nella peggiore delle ipotesi ti sentirai felice per quello che hai.
“Se contribuisci alla felicità delle persone, troverai il vero bene,
il significato della vita”
  Dalai Lama

Vorrei Aiutarti..

Sono disponibile ad AIUTARTI GRATUITAMENTE se stai attraversando un periodo complicato, vivendo personali difficoltà relazionali, situazioni di disagio e fragilità emotiva, bassa energia, bassa autostima, difficoltà ad accedere alla tue risorse oppure se hai bisogno di ritrovare equilibrio e consapevolezza di te stesso.
Scrivimi alla mail: roberto.ravera @hotmail.com con una breve descrizione del disagio/problema/situazione, oppure chiamami al 347-8009191, per un primo contatto.
20160405_173007Gli incontri, se concordati,avverranno presso:
Spazio 365
via Genova 209
Spinetta M.go (Al)

 

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Abracadabra…

Quando eri bambino/a non avevi la paura di sbagliare, vero?
Volevi provare tutto, sapere tutto, perché questo, perché quello. Giusto?
Se non riuscivi subito a fare bene una qualsiasi cosa nuova continuavi
a riprovarci, affinando ogni volta la tecnica, il modo, apprendendo ad ogni tentativo un dettaglio da aggiungere al successivo. Cosi hai imparato ad andare in bicicletta, a nuotare, a giocare a calcio, a pattinare…Ricordi?
Hai messo in fila tanti “fallimenti” dei quali non ti sei mai vergognato, anzi spesso ci ridevi sopra, tornavi al via con la voglia di riprovarci.
Non hai mai pensato di evitare di “fallire”.
In realtá se ci pensi, lo cercavi quel fallimento, si proprio così, lo cercavi.
Se ci pensi… anche solo per un attimo.bimbi che suonano
Perchè?
Perché inconsciamento sapevi che l’unico modo per imparare era sbagliare.
Giá, allora non sapevi di sapere che “sbagliando di impara”. Strano?
Non tanto.
Eri uno sperimentatore della realtá che senza esserne consapevole sapeva e accettava il fatto che nessuno nasce sapendo come camminare, colpire una palla, nuotare, suonare uno strumento o altro a condizione di provarci e riprovarci.
Se i bambini fossero nati con la paura di fare e rifare, tentare e ritentare non sarebbero mai cresciuti e usciti dalla sicurezza familiare.
Non avrebbero imparato a “camminare da soli”.
Neppure TU.
I bambini smettono di provare solo quando imparano dagli adulti l’idea che debbono sentirsi inferiori se qualcosa non riesce, se c’é un fallimento oppure se debbono confrontarsi con altri che hanno giá affrontato quella cosa, che ci sono giá passati..
Gli adulti hanno maggiore difficoltá a imparare qualcosa che si apprende da bambino perché hanno timore a mettersi in gioco, subiscono la paura del giudizio degli altri, magari dei più giovani, hanno la paura di sbagliare, di non essere all’altezza.
Subentra l’ansia da prestazione, l’obbligo di essere sempre al
meglio di fronte agli altri.
Questo rende i grandi molto più impacciati dei bambini.
Occorre loro più tempo e più coraggio per apprendere.
Ma se lasci emergere il bambino che é in te, puoi apprendere con la stessa naturalezza e semplicitá di allora.
Domandati se sei una persona che evita tutte le cose che possono portare ad un fallimento.
Domandati se sei di quelli che vogliono essere solo eccellenti, sempre a qualunque costo.
Domandati se sei convinto di fare una cosa solo se la sai fare bene.
Se le risposte sono affermative, stai continuando a ricacciare indietro la tua parte infantile, istintiva che vorrebbe tu facessi tutto quello che ti va di fare.
Stai evitando l’unica cosa che può insegnarti qualcosa, cioé il fallimento.
Edison inventò la lampadina dopo mille fallimenti, sì mille…
E quando gli venne chiesto cosa ne pensava rispose che aveva trovato mille soluzioni a problemi che ancora non si erano manifestati….Forte..
Beh, non a caso era un genio.
E Tu, quande volte sei caduto prima di camminare correttamente?
Forse altrettante.
Ogni volta ti sei rialzato e ci hai riprovato.
Puoi crescere solo provando a fare e sbagliando, solo così…
In qualunque punto ti trovi della tua vita e del tuo percorso.
Ricorda che puoi permetterti di “fallire” infinite volte senza pensare di essere”fallito” come persona.
I tuoi valori profondi non saranno intaccati per questo, al contratrio
si rafforzeranno perchè li avrai soddisfatti.
Sai cosa penso? Che Edison aveva ragione: che un fallimento
é solo la soluzione di un altro problema, che ancora non sai qual’é …
Domandati…
È ancora lì il tuo bambino?bimba gatto

Jean de la Bruyére ha scritto:
I bambini non hanno né passato né futuro.
Per questo godono del presente,
Cosa che raramente accade agli adulti.

Basta Osservarla…

Quando viaggio in aereo sono molte le cose che riesco a non fare: leggere, scrivere, sentire musica, guardare film, dormire…
E così posso pensare, riflettere, immaginare…mentre osservo la compattezza frastagliata delle nuvole bianchissime sotto di me…
E ancora una volta accorgermi con rinnovata meraviglia di quello che la natura ci rivela rispetto a se stessa..: che é la differenza che fa la differenza…
Affermazione conosciuta, forse banale, ma non troppo se ci pensate.
La natura ci offre di vivere la differenza..
Basta osservarla.foto
Ogni nuvola é uguale solo a se stessa, come ogni foglia, ogni fiocco di neve, ogni onda del mare, ogni fiore del giardino, ogni essere umano…
Ci propone il miracolo della diversitá in ogni sua cosa.
Ma gli uomini sembrano non averne bisogno oppure lo hanno dimenticato.
Essi tendono sconfiggere la voglia di differenza.
Scelgono l’omologazione, la non differenza. Il guardare, non il vedere.
Scelgono qualcosa che un numero più o meno grande di persone
ha detto che li fará state bene, si piaceranno di più, avranno più successo se…
Modi di pensare, di comportarsi, di vestirsi, di parlare, di scrivere, leggere,
di spendere il denaro. Giá, la riprova sociale funziona.
Sono i tempi in cui é necessario essere “socialmente inseriti”.
Per che cosa?
Per sentirsi uguali, sentire di appartenere a qualcosa, avere un significato, trovare un senso che un senso non ha, se non quello di non averlo. Per allontanarci sempre più da noi stessi.
É più semplice e meno faticoso imitare, avere modelli, essere copie, che provare a essere semplicemente e  totalmente sé stessi, procedendo verso una progressiva disintegrazione e allontanamento dall’individuazione di ciò che siamo.
George Orwell nel suo romanzo “1984” descrive una realtá drammatica alla quale a piccoli passi l’uomo si sta avvicinando.
É solo questione di tempo…e intendo tempo percepito, non lo scorrere degli anni.
Se hai letto quel libro sai di cosa parlo.
Se non lo hai letto voglio dirti che non sono mai riuscito a finirlo pur avendo tentato,
più volte.
Perchè qualunque sia il finale voglio continuare a sognare…
Voglio dirti che l’epilogo da me solo immaginato non ha a che fare con le nuvole, i fiocchi di neve, i colori, le emozioni, la creativitá, la gioia di essere quello che si é.
Voglio dirti che forse brucerò quel libro per non cedere un giorno alla voglia di avere conferma di ciò che ho solo immaginato.
Non sarebbe un bel giorno.

Il Nuovo “Spazio 365”

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Piacere e Felicità

Credo che la felicitá debba essere parte integrante
della nostra giornata, della nostra esperienza umana,
della nostra vita.
Credo che la felicitá sia lo stato naturale dell’essere umano.
Credo che la felicitá sia la percezione profonda di qualcosa di superiore.
Molti però non distinguono la felicitá dal piacere.
Pensano siano la stessa cosa.
Più che altro non pensano, non sentono, non si ascoltano.
Noi, e la nostra mente siamo naturalmente programmati
per cercare il piacere e fuggire/evitare il dolore.
Sant’Agostino ha detto:”Nessuno può vivere senza il piacere”.
Vero!
E allora ossessivamente guidati dai nostri pensieri ci buttiamo alla ricerca del piacere, credendo che quella sensazione eccitante di nuova energia che si muove e trasforma sia felicitá.
Il piacere é qualcosa di immediato e lo puoi anche comprare, non lo devi conquistare, lo puoi costruire.FB_IMG_1460129848956
Ti è mai successo di sentirti un po’ giù, con bassa energia, senso di vuoto, magari per più giorni, e sentirti all’istante carico, positivo, quasi estatico dopo aver acquistato il tuo nuovo smartphone?
Ora, quanto è durato quel picco di benessere improvviso?
Uno, due giorni?
Non di più…Il piacere non è duraturo, arriva e sfuma via.
Compriamo sempre di più cose inutili, trasgrediamo sempre di più per un piacere “mordi e fuggi”, poi ancora più su, sempre più alto.
Siamo annoiati dal piacere e non ce ne accorgiamo.
Il primo livello di pensiero è la nostra maggior frequentazione:
E’ ciò che viene definito “Inconsapevolezza Inconscia” o più semplicemente “Non so di non sapere” o ancora “Non sono consapevole di non sapere che sto usando sempre gli stessi pattern di risposta a stimoli interni (emozioni, stati d’animo, sensazioni) o esterni (pubblicità, riprova sociale, senso comune ecc).
Ecco: ORA LO SAI!
E se hai ben compreso la dinamica, la prossima volta e tutte le altre prossime volte, prima di fare qualsiasi cosa all’esterno, chiediti:” A cosa sto rispondendo? Cosa mi sta spingendo a questo?”
Troverai la risposta.
Poi la scelta è tua, certo, ma almeno sarà consapevole.
La societá distrae e confonde, cosi lo ottiene da te, da noi tutti.
Il piacere é facile e lo puoi ora controllare, puoi dargli la tua misura.
Giá, e ora è più chiaro, spesso il piacere viene da fuori.
La felicitá non é nulla di tutto questo.
Se il piacere ci costringe ad aggiungere continuamente cose di cui non abbiamo bisogno, la felicità, al contrario, richiede l’essenzialità: siamo felici quando riusciamo a essere “presenti” sulle cose veramente importanti, quando condividiamo momenti semplici con persone speciali, quando godiamo delle piccole cose di ogni giorno, quando ci prendiamo qualche minuto per entrare in contatto con noi stessi.
La felicitá non può essere comprata, va conquistata.
E la felicitá viene da dentro.
Non é mai immediata ma, mentre procedi verso, senti qualcosa di meraviglioso che sta cambiando, dentro.
É come un’onda spumeggiante che prende velocitá e corpo e ti toglie l’ansia di cercare e raggiungere il piacere.
La cultura occidentale tende a farci aggiungere cose materiali per distrarci dal nostro verò Sé, ci attira verso un piacere effimero e momentaneo, ci tiene “là fuori”.
Al contrario le culture orientali tendono a ridurre gli stimoli esterni, privilegiano l’essenzialitá e la semplicitá per un contatto meno contaminato con se stessi, alla ricerca del centro e dell’equilibrio.
Quante volte abbiamo compromesso una relazione per aver confuso piacere e felicitá, per aver troppo responsabilizzato l’altra persona rispetto ai nostri bisogni?
Dedica un attimo a questo poi chiediti:
“Cosa stai cercando o cosa pensi di possedere in questo momento. della tua vita?”
Piacere o Felicitá?